Nella settimana degli sconti avevo deciso di dedicarmi agli oggetti del piacere ordinando un bellissimo strap-on con tanto di coda di cavallo ossigenata, liscia e lunghissima. Avevo unito le mie abitudini del passato nel pettinare le vecchie bambole all’erotismo di coppia.

La storia con Eric si susseguiva ormai da diverso tempo, nonostante la mancanza reciproca di una vera e propria ufficializzazione da parte nostra. Per una volta nella vita ero stata attratta dal suo fisico, tralasciando un pò di quel suo carattere dannatamente alla Narciso intrinseco di egoismo e smania di ammirazione.

I suoi occhi neri e i capelli della stessa tonalità, su quel fisico scolpito dalle fatiche di una bellezza così effimera ed esterna, mi avevano attratta sin dal primo incontro, ma in verità era stato l’odore della sua pelle e il sapore dei morsi su quel collo possente a farmi cadere in balia del sesso e dei desideri più nascosti.

Eric necessitava di continue attenzioni, continue stuzzicanti esperienze, tuttavia peccando di erezione il più delle volte. Avevo però scoperto in lui un lato decisamente più sensibile attraverso il suo ano, passando distrattamente le mie dita in quella direzione presa dalla foga di un momento particolarmente caldo.

Non volevo giudicare le sue debolezze, le sue zone erogene, i suoi stessi limiti. Quello che avevo deciso di fare con lo strap-on a coda di cavallo era soltanto una simulazione umiliante della sua bellezza.

Le natiche di Eric avevano sviluppato una muscolatura persino più possente della mia linea decisamente più morbida, un richiamo ad una parte di me seppellita nel profondo per lunghissimi anni, la più mascolina che alcune donne avevano scelto di reprimere, di non affrontare, vacillando per timore di pregiudizi, paure, sciocchi tabù.



Avevo mostrato lo strap-on a Eric la stessa sera dell’arrivo, inizialmente lasciandogli credere di poterlo usare su di me in un atto di eccitante dominazione maschile sopravvalutata. A luci soffuse avevi invece deciso di concedergli qualche bacio, lasciandomi sfilare via i vestiti, ma tenendo ben salda la biancheria intima.

Con la sola maestria della mia bocca esperta ero riuscita a togliere gli slip di Eric, passando la lingua sulla sua cappella nel tentativo di risvegliare in lui l’eccitazione. Soltanto sotto il cenno della sua erezione avevo provveduto a raccogliere lo strap-on da terra preoccupandomi di inumidirlo con la mia stessa saliva.

Eric non aveva battuto ciglio, la mia presa di posizione nel rimanere in biancheria intima aveva escluso il bisogno di parole inutili, lasciandolo voltare di spalle, spingendolo con le mani sulla schiena in direzione del pavimento della stanza.

Li, a gattoni come un Narciso infante, mi ero avventata sul suo orifizio anale cercando di allargare il più possibile le sue natiche. La mia lingua era affondata in quella fessura che si restringeva ad ogni mia entrata per allargarsi nuovamente ad ogni mia uscita.

Per la prima volta avevo sentito il piacere di Eric attraverso vari grugniti. Senza ulteriori indugi avevo indirizzato lo strap-on verso il suo orifizio, sputando al suo interno prima di inserire il mio nuovo compagno di giochi nel suo ano.

Eric aveva iniziato a godere a ritmo delle mie spinte e in quello stesso istante avevo compreso di voler ottenere da lui una sorta di sottomissione e vendetta. Avevo continuato a muovere lo strap-on per lasciare andare il palmo della mia mano dall’alto verso il basso a schiaffeggiare la sua natica sinistra fino al rossore più accentuato.

Afferrando la coda dello strap-on l’avevo inoltre invogliato a gattonare, avanzando all’interno della stanza, continuando a subire schiaffi dalla donna in cui mi ero trasformata. Quella sera avevo lasciato Eric privo di erezione, un gesto eclatante per ristabilire l’ordine della dominazione all’interno del rapporto.



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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