Per una volta nella vita avevo deciso di sottomettermi al volere della mia compagna transex Cinzia, sempre insaziabile nel provocare i miei istinti e le mie voglie anali. Nessuno si era mai reso conto della sua vera identità e il suo aspetto tipicamente femminile ci aveva permesso di uscire allo scoperto come una qualsiasi altra coppia comune.

Le voglie di Cinzia si erano dimostrate spesso fuori luogo e implacabili, talvolta dolci e romantiche, altre decisamente più violente e istintive cercando di assecondare sempre le fantasie reciproche. Per un’intera settimana era stata la mia schiava, accorrendo in qualsiasi momento per soddisfare le mie richieste di penetrazione anale e di pompini. Bagni pubblici, auto e parcheggi si erano dimostrati ormai tappe monotone e decisamente sfruttate.

Al termine della mia settimana i ruoli si erano invertiti sfociando nel solito vertiginoso cambio repentino di personalità e desideri di Cinzia. Al rientro da una giornata di lavoro ci eravamo ritrovati in una metro quasi deserta, senza riuscire a placare il desiderio. Da schiavo quale mi ero reso indossavo un collare al quale aveva agganciato una catenella in metallo trascinandomi verso una panchina come si farebbe con un animale domestico.

Dopo qualche strattone si era sbottonata i jeans cercando di convincermi a praticarle del sesso orale in un luogo pubblico a rischio di denuncia per atti osceni. La mia iniziale resistenza, data dall’unica presenza di eventuali telecamere e passanti, si era dimostrata un incentivo perfetto per i suoi desideri. La resistenza era stata accompagnata da deboli schiaffi, nuovi strattoni e alcune minacce rivolte in direzione del mio membro.



Lo sguardo deciso da dominatrice indomita mi aveva convinto ad assecondare quella richiesta chinandomi verso l’apertura della cerniera. Non mi era concesso utilizzare le mani ed era stata la stessa Cinzia a prendere in mano il suo membro per portare la sua cappella in direzione della mia bocca. Una volta dentro di me la sua morsa la presa mi aveva obbligato a succhiare il suo cazzo a fondo, arrivando in direzione della gola senza riuscire a respirare per poi riassumere un andamento lento, delicato, e nuovamente veloce.

I suoi strattoni avevano perso progressivamente qualsiasi dolcezza, rendendomi schiavo dei suoi affondi. Sotto il rischio concreto di poter essere scoperti avevo cercato di aumentare il ritmo del mio sesso orale, resistendo alla stretta del collare portato al collo. Il rumore di passi lontani l’aveva convinta a lasciarsi andare all’abilità della mia bocca, allentando la presa per portare in superficie il suo orgasmo. Lo sperma di aveva inondato come non mai, lasciandomi sollevare di scatto all’arrivo dei pendolari. Cizia si era ricomposta in fretta chiedendomi di ingoiare tutto il suo piacere senza alcuna storia. Il suo gusto mi aveva reso soltanto più desideroso di riprendere la ‘schiavitù’ tra le mura indisturbate di casa.