Avevo conosciuto Edoardo per caso, il classico social network sul quale non avrei mai pensato di passare troppo tempo, fin troppo asettico per i rapporti reali secondo il mio filone di pensiero. Devo ammettere di essermi sbagliata e lo faccio senza alcun rammarico per i risvolti a cui ho potuto dare sfogo.

Qualche giorno trascorso a messaggiare e un’irresistibile voglia di abbandonare la realtà virtuale per ammirare il suo corpo tipico di chi trascorre molte ore in palestra, i capelli alle spalle come onde sinuose di crine selvaggio e gli occhi di un magnifico verde prato, dove perdersi, privi di abiti inutili. Ero il suo tipo? Prima di vederlo al parcheggio affollato del cinema in centro avevo abbassato lo specchietto per aggiustarmi i capelli e controllare lo stato del mascara. Avevo puntato molto su una coda di cavallo lasciando una frangia laterale, non avevo osato troppo con le scollature, ma i jeans aderenti e la maglia semi trasparente nera era perfettamente in grado di accendere desideri estremi. Trent’anni io e un paio in più lui, il cuore aveva iniziato a battere vertiginosamente al suo arrivo, ma un sorriso era riuscito a rompere l’imbarazzo, rompendo il ghiaccio iniziale tipico delle nuove conoscenze, fin troppo imbarazzante per i miei gusti.

Un paio di bevute, gli stessi gusti anche a riguardo di un buon vino rosso di annata e una pazzia a rompere i soliti schemi di una routine fatta di lavoro e poco altro. Un orario notturno tardivo infrasettimanale e l’assoluta certezza di non ritrovare molte persone in strada, ma dove dirigersi per unire le nostre labbra? Edoardo aveva preso in mano la situazione e ci eravamo diretti nella zona di sosta del suo ufficio da impiegato, assolutamente deserta e immobile come la notte. Avrebbe potuto sussurrare frasi sdolcinate e prive di senso per me, sfruttando un cielo nero e adornato di stelle, richiamando il mio nome Stella, ma non lo fece. ll sogno comune della maggior parte degli uomini consiste nel riuscire a dominare una donna, la coda stessa è in grado di richiamare l’essenza del prepotente potere spingendo verso il basso le labbra. Ma dapprima le nostre salive si mescolarono senza alcun bisogno di frasi che entrambi non avremmo mai saputo mantenere all’arrivo dell’alba.

Dentro me si nascondeva un sogno proibito, ma lasciai fare Edoardo per un breve momento. Soltanto la maglietta, solamente una concessione, solamente la maglietta e le sue mani perfettamente contenente i miei seni.



L’eccitazione dei baci e dei sospiri avevano appannato persino il cielo, ma quello che più mi colpì fu la sua richiesta. Potevo esprimere un desiderio represso come se avessi davanti la mia schiava puttana, invertendo per una volta i ruoli. Come aveva fatto a leggere fra i miei pensieri? Forse non lo aveva fatto, forse anche Edoardo nutriva desideri in linea con i miei e il filo di un destino eccitante e intrinseco dei nostri stessi fluidi umidi fra le cosce aveva fatto in modo che ci incontrassimo. Volevo penetrarlo con la delicatezza e la sfrontatezza di un paio delle mie dita, ma lasciai dapprima cadere le mie labbra verso l’attaccatura del suo membro florido e possente, al confine dei suoi testicoli gonfi di noi. Lo avevo sfiorato, afferrato fra le mani, prima di lasciar fluire la mia lingua, prima di assaporare il sapore di una pelle mista al profumo che portava sul corpo. Dentro di me, all’interno della mia bocca, avevo lasciato che provasse il piacere inebriante di chi non mi avrebbe mai fermato, ma subito dopo mi ero trasformata nella dominatrice a cui sentivo di appartenere. Per una volta, una sola notte, non volevo mani su di me, soltanto voltarlo su un fianco per arrivare a inumidire anche il suo orifizio nascosto e più privato. Molti uomini potranno negare di provare piacere dalla stimolazione anale, ma non Edoardo, non lui, poiché ogni freno inibitorio non si era mai frapposto tra noi. Sentirlo gemere aveva rappresentato una sensazione di piacere persino maggiore di un orgasmo vero, come un preliminare destinato a durare nel tempo.

Edoardo mi aveva concesso il suo orifizio anale e potevo zittirlo in qualsiasi momento … e lo feci, più di una volta. Gli imposi di prendere fra le mani il suo pene lasciando che fosse a lui a muoverlo, senza fermarsi, nel mente che la mia lingua si era precipitata all’interno di una strettoia pulsante. I muscoli si contraevano ad ogni entrata e ad ogni uscita, fra le implorazioni in estati di Edoardo. Doveva continuare a gemere finché non decisi di riprendere il movimento verso l’alto e verso il basso con la mia mano destra, un movimento tenute che aumentava seguendo il ritmo della mia lingua. Unanime entrambe, come una continuità dello stesso arto, finché entrambi i testicoli si gonfiarono sotto la mia stretta, in procinto del culmine. Aumentai la velocità con la quale il punto di non ritorno del suo sperma esplose all’esterno ricadendo sul suo inguine e le mie dita entrarono per accentuare e affievolire l’ultimo gemito di piacere.

Avremmo potuto fare molte cose insieme, Edoardo aveva accettato di sottomettersi al mio volere assoluto, un potere totale che avrei deciso di sfruttare ancora, oppure no…



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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