Nel giorno del mio matrimonio avevo deciso di cedere all’impulso più aggressivo e animalesco di me. Per tutta la vita mi ero preoccupata di mantenere un atteggiamento privo di critiche, privo di pentimenti, di atti peccaminosi.

Avevo persino scelto un abito adatto, bianco e candido, austero e poco scollato in abbinamento ad un’ampia gonna a balze. Per mesi avevo represso in me il desiderio di cedere al richiamo della carne di Gioele, uno degli amici più fidati del mio compagno, nonché marito di una mia collega di lavoro.

Gli sguardi tra me e Gioele avevano sempre rasentato un richiamo al sesso primordiale quasi del tutto irresistibile, al punto che in più di un’occasione avevo immaginato di ritrovarmi penetrata da lui durante i rapporti con il mio futuro marito.

Resistere al richiamo della carne in sua presenza aveva sempre richiesto un grande sforzo fisico e mentale da parte mia, ma sostenuto dalla presenza di altre persone, sotto il giudizio irrimediabilmente sbagliato suggerito dalla ragione.

Ad un certo punto però era mutato qualcosa tra noi. Il mio compagno aveva optato per il fratello nel ruolo di testimone, pregandomi di ripiegare su Gioele la mia scelta. Nonostante la prima reazione contraria mi ero però la sciata convincere in fretta, dopodiché a mettersi in mezzo era stato il destino.

Nel giorno delle nozze l’auto che aspettavo si era guastata e inaspettatamente era stato proprio Gioele a suonare al mio citofono. Invece di salire immediatamente a bordo della sua macchina mi ero lasciata convincere a farlo salire, consapevole della mia scelta d’aver di non farmi vedere da nessuno prima del mio arrivo in chiesa.

Mi ero trattenuta fingendo un disinteresse verso il suo corpo avvolto in un completo scuro perfettamente in linea con i suoi occhi neri. Ma la scusa di poter utilizzare il bagno mi aveva portata dritta al cedimento. All’interno della stanza, con l’abito nuziale indosso e uno spacco laterale impigliato nella porta, lo avevo lasciato percorrere delicatamente la linea dalla mia caviglia alla mia coscia.



Un brivido di proibito e i mesi di repressione degli istinti, con il suo profumo nelle narici e i suoi occhi dritti di fronte a me, complice il non fermare l’avanzare della sua mano verso i miei slip aveva rotto qualsiasi barriera posta. Avevo afferrato la sua mano soltanto per spingerla in direzione del mio intimo bagnato.

Gioele aveva afferrato la mia per farmi sentire, in tutta la sua virilità, il suo piacere eretto e duro in mio potere. Dalle nostre teste i rispettivi impegni, obblighi, compagni e consorti si erano completamente smaterializzati, sovrastati dall’affanno del respiro e dalle nostre labbra finalmente unite.

Il nostro tempo a disposizione era limitato, motivo per il quale avevo afferrato con mano la cerniera dei suoi pantaloni per abbassarli insieme ai suoi slip. Gioele si depilava i testicoli, un particolare che avevo immediatamente apprezzato, avvicinando le mie labbra alla sua cappella.

Un breve sesso orale ma intenso, fino al limite della mia gola, mentre le mani di Gioele avevano abilmente stuzzicato il mio clitoride. Per non rischiare di macchiare o strappare l’abito nuziale avevo rinunciato alla sua bocca nel mio orifizio vaginale, optando per piegarmi in direzione della vasca.

Avevamo scelto il sesso anale per esaudire un desiderio poco appurato con il mio compagno e che si era rivelato particolarmente eccitante e totalmente liberatorio, privo di freni, di preoccupazioni anticoncezionali.

La cappella di Gioele era penetrata in me dopo un’accurata lubrificazione data dalla sua lingua abile, nel rispetto di movimenti leggeri e ponderati, fino al raggiungimento di un ritmo elevato.

Non avevo mai provato un piacere più intenso nell’essere penetrata con tanta naturalezza. Spinta dalla fretta, dal ritardo per le nozze e dall’ansia di rovinare il vestito avevo ceduto i miei ormeggi raggiungendo l’orgasmo senza resistere al piacere.

La cappella di Gioele si era gonfiata dentro di me, consapevole delle tempistiche, per esplodere in me con il suo seme caldo, proprio come eravamo accaldati noi. Qualche bacio prima di rivestirci in fretta, entrambi sporchi del nostro tradimento, cedendo ad una tentazione a lungo respinta.