Io e Nicola stavamo insieme da poche settimane quando mi ritrovai ad osservarlo di nascosto dalla serratura della propria camera da letto. Avevo intravisto qualcosa di drasticamente diverso in lui rispetto ad altri ragazzi con cui ero stata, qualcosa nelle sue movenze ma anche all’interno delle pagliuzze dei suoi occhi chiari misti al verde acqua. Anche Gioia se ne era resa conto, mia sorella minore, ma avevo evitato di raccontarle che non si era ancora riusciti a raggiungere un orgasmo insieme.

Nicola rappresentava la tipologia di uomo ideale, fisicamente prestante, dalla pelle olivastra e dalla capigliatura folta, ma sotto il punto di vista intimo lasciava non pochi dubbi a desiderare. Ci eravamo appartati un paio di volte sotto i pini di un parco nel cui parcheggio si radunavano le giovani coppiette la notte in cerca di un pò di privacy erotica.

Nessuno dei preliminari era riuscito a concedergli la grazia del piacere assoluto, eppure le mie labbra si erano impegnate a fondo continuando a succhiarlo, fino ai testicoli interamente all’interno della mia bocca, senza mandare in estati i suoi sensi. Nessun uomo aveva mai resistito alla mia bocca e alla generosità delle mie forme, ma con Nicola tutto si presentava sotto forma di una nuova luce e il fatto di non riuscire ad eccitarlo provocava in me un desiderio e al tempo stesso un accumulo di voglia impossibile da spiegare razionalmente a parole.

Ma quella sera i suo genitori si trovavano entrambi fuori città e mi ero lasciata convincere con una cena cinese per poi finire addormentata di fronte ad un film horror scadente. Qualsiasi altra ragazza al mio posto avrebbe pensato di avere a che fare con un ragazzo omosessuale, ma l’idea che potesse esserlo veramente non destava in me un motivo per arrendermi.

Mi ero risvegliata all’incirca poco dopo trascorsa la mezzanotte, ma non avevo trovato Nicola accanto a me sul divano. Non mi trovavo in casa mia e non mi sarei mossa in perlustrazione se non per accertarmi che si trovasse al bagno. In realtà fu la luce da oltre la porta della sua stanza ad attrarmi, ancor prima di svoltare verso la stanza del bagno.



La porta non era chiusa a chiave e avrei certamente potuto bussare o chiamare il nome di Nicola a voce alta invece di incurvare la schiena in posizione a 90 gradi. Lo spioncino della serratura mi offriva la visuale direttamente sul letto posto al centro della stanza, parzialmente disfatto con lenzuola in tonalità magenta. Nicola si trovava seduto sul bordo, al di sopra del cassettone che ospitava i ricambi di federe e piumoni, con i jeans abbassati sulle ginocchia, un membro stranamente eretto e lo sguardo fisso verso qualcosa al suo fianco.

Oggetti comuni in apparenza, ma sicuramente innominabili per altri scopi: una penna dalle grandi dimensioni, un vetro trasparente contenente un liquido fluorescente, un tipico manico per pulire la polvere privo della parte superiore e un ortaggio verde, con tutta probabilità un cetriolo oppure una zucchina sufficientemente resistente.

Nessuno porta con sé un ortaggio sulle proprie lenzuola ma intravidi lo sguardo di eccitazione e indecisione di Nicola persino da un foro d’entrata piccolo e angusto come quello. I miei slip si stavano bagnando, inaspettatamente mi ero ritrovata assalita da una dose di eccitazione mai provata prima.

Non ci volle molto per seguire il movimento della sua mano scegliere di afferrare l’oggetto proibito in grado di sviluppare tra le sue gambe la massima delle espressioni di fierezza. Fra gli oggetti radunati aveva scelto di utilizzare quella penna che rassomigliava alla lampada che tenevo in camera da letto su uno dei comodini per la luce notturna.

Prima di lasciarla scendere verso il basso la bocca di Nicola si allargò per lubrificare desiderio e plastica. Il passo successivo lo avrebbe condotto verso il suo ano, mentre la mia mano sinistra si era ritrovata a muovere e sollecitare il mio clitoride.

Penetrarsi da solo recò piacere ad entrambi, ma se da una parte Nicola aveva lasciato emergere qualche debole mugolio di piacere, dall’altra parte della porta mi sentivo un’osservatrice segreta del mio fidanzato impegnato a penetrarsi l’ano con la penna dei sogni e a stringersi la parte della cappella nell’ano.

Entrambi i nostri movimenti aumentarono quasi in perfetta sincronia, accaldati, sudati, stremati fino al termine dell’orgasmo, finché il suo sperma non schizzò verso l’alto per ricadere a terra sul tappeto. Avevo chiuso gli occhi un debole istante e mi ritrovai in un nuovo mondo, fatto di segreti erotici ai quali non potevo più rinunciare.