La mia vecchia amica dell’università, Melissa, mi aveva parlato di una sorta di gruppo sociale alquanto libero in materia di sesso e riservato al di fuori degli onori delle rispettive reputazioni, una sorta di salotto intellettuale erotico dove i single iscritti potevano consolare o sfogare i propri desideri in assenza di un partner fisso.

Avevo riflettuto a lungo prima di decidere di comporre il numero di Melissa, ma mi ritrovavo alla soglia dei quarant’anni con una carriera alle spalle che non lasciava molto tempo libero ai possibili incontri. Credevo di riporre qualche semplice firma, un questionario al silenzio e alla privacy del resto degli iscritti, ma invece mi resi conto che non bastava. Melissa poteva garantire per me e mi sarei dovuta presentare l’indomani ad orario tardivo per una vera e propria iniziazione al mio ingresso.

Il timore di un mondo a me sconosciuto non mi aveva frenata, avevo scelto un tubino con corpetto semitrasparente con una scollatura profonda sulla schiena e la giusta altezza di tacco, una lunghezza al di sopra de ginocchio e avevo preferito chiamare un taxi in previsione di qualche bicchiere di vino. Melissa mi aveva atteso lungo le gradinate di un albergo nel centro di Roma, tra i più rinomati, spiegandomi dei ritrovi una volta alla settimana alla stanza 104.

L’iniziazione sarebbe avvenuta in privato tra me e i due fondatori del salotto privato e il suo accompagnarmi si limitò alla soglia della porta dove mi lasciai bendare. Per ottenere un’iscrizione ufficiale dovevo prima dare prova della mia completa fiducia al gruppo e delle mie intenzioni personali.

Della stanza ricordo solamente un forte odore di mela verde tipico delle candele che anche io ero solita acquistare. Al richiudersi della porta solamente la presa di una mano forte e decisa a guidarmi nel centro di una camera matrimoniale. Una seconda persona mi abbassò la zip sul vestito sollevandomi i capelli e capii che l’iniziazione di cui parava Melissa sarebbe stato un rapporto a tre. Potevo fuggire oppure rimanere, bianco o nero, poiché le vie di mezzo non facevano parte di me.



Lasciai che le mie mani venissero guidate verso la vita dell’uomo che avevo di fronte e che non vedevo, ma la linea della sua figura poteva essere ricalcata dallo scorrere delle mie dita che senza troppi convenevoli sconfinarono al di sotto degli slip. Il rumore dei pantaloni ricaddero sul pavimento, attutito forse dalla moquette soffice. La mia bocca si aprì per accogliere l’estasi di uno sconosciuto al buio, mentre anche il mio abbigliamento intimo ricadde a terra.

Anche la bocca del secondo uomo si apprestò ad assaporare tutto di me, mentre il mio bacino accompagnava il suo movimento e le mie mani si reggevano ai glutei dell’uomo che avevo d fronte. Ma dopo una decina di minuti in cui per prima raggiunsi l’orgasmo finimmo per ritrovarci sul letto, io a cavalcioni finalmente a penetrare un piacere più esaustivo al mio interno, mentre il secondo uomo inumidiva con il velluto della sua lingua la mia entrata più segreta.

Avevo già fatto del sesso anale in passato, ma una doppia penetrazione era un’avventura che ancora mancava al mio repertori dei ricordi, poiché se mi fosse piaciuto avrei sicuramente corso il rischio di diventarne dipendente. Ricordo di aver pensato esattamente a questo mentre attendevo la seconda entrata. La spinta dolce e incerta nel mentre che il mio bacino continuava a seguire il movimento sotto di me, fino a prendere in mano la situazione e ad essere io a spingermi verso il suo membro gonfio.

Mi sembrò di non aver mai assaporato il godimento della libertà delle proprie estasi e piaceri, fino in fondo dentro di me, fino ad accogliere il fluido del piacere finale di entrambi, misto all’ennesimo mi orgasmo. L’iniziazione era superata, ma sarebbe stato solamente l’inizio di un salottino settimanale fra amici speciali che non avevo ancora mai visto in faccia …



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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