L’eccitazione della masturbazione in pubblico era sempre stata un qualcosa di eccitante e proibito sulla quale avevo fantasticato da lontano, nelle sere in cui mi ero lasciata trasportare dai miei desideri più reconditi con le mani bagnate del mio umido piacere. 

A spingermi ad infrangere le regole erano stati un paio di occhi scuri, del tutto simili alla pece, misteriosi e sensuali, in un certo qual senso mistici. Li avevo incontrati sull’autobus nel ritorno da una giornata lavorativa come tante altre, nel freddo di gennaio, all’imbrunire del sole e dell’arrivo della sera. 

Un gioco di sguardi ci aveva accompagnato per diversi minuti da un sedile all’altro prima di inclinare le nostre labbra in sorrisi. Verso quello sconosciuto mi avevano spinto gli occhi, ma anche la capigliatura folta dei medesimi riflessi e una linea di labbra particolare caratterizzata da un neo sul lato destro del mento.

A convincermi fu proprio la sua iniziativa, il lasciare il suo sedile per dirigersi verso il mio sul fondo del mezzo pubblico, in parte semi deserto e intimo. Ci saremo dovuti scambiare qualche parola di circostanza, un misto di frasi stucchevoli ma convenzionali, come la tradizione implicava, ma niente di tutto questo.

Il moro dal fisico prestante si era sfilato un guanto dalla sua mano destra per spostare una ciocca dei miei ricci dal volto. Il suo profumo aveva avuto un richiamo selvaggio e mai esplorato prima in me, lasciandomi completamente confusa ed eccitata. Dal viso la sua mano si era successivamente posata in direzione della mia coscia. 

Il nostro respiro aveva appannato il vetro alle nostre spalle, mentre dai suoi jeans attillati ero riuscita ad intravedere il rigonfiamento dato dal suo cazzo risvegliato. La sua cappella mi era sembrata particolarmente possente rispetto alle mie abitudini, sotto la voglia di poter toccare il suo precipizio. 



La mia immaginazione era volata all’interno del tessuto per ricreare nella mia mente le dimensioni del suo pene. Ad un tratto non mi era più importato di chi fosse all’esterno dell’autobus o se si trattasse di un maniaco sessuale, concentrandomi soltanto su quell’eccitazione improvvisa e mai incontrata prima sulla mia strada. 

Senza rendermene conto la sua mano aveva raggiunto il bottone dei miei jeans in un misto di proibito e denuncia pubblica. Tuttavia nessuno degli sguardi dei presenti si era concentrato su di noi, motivo in più per non frenarlo e per emulare le sue stesse movenze. Mi ero avvicinata alla sua cerniera abbassandola, facendomi largo a fatica al di sotto del jeans stretto, coperta dalla sua felpa con i suoi occhi puntati addosso.

Le sue dita si erano mosse in direzione del mio clitoride quasi come abitudinarie, mentre i miei slip si erano rivelati completamente bagnati da quella prodezza. Quanti uomini mi avevano toccato in quel modo prima di quello sconosciuto? Nessuno di loro era mai riuscito a dosare movimenti e maestria, fermandosi al momento ideale per ritardare un orgasmo precoce.

Per quanto mi sforzassi di un autocontrollo che mi era da sempre appartenuto non ero riuscita a fare a meno di quella sensazione di vigore stretta tra la mano, data dalla sua cappella rigonfia. Afferrare il suo pene alla base si era dimostrato pressoché impossibile senza abbassare i suoi jeans, ma le mie dita si erano fatte maestre e capaci di muoversi procurando in lui il piacere di spasmi contratti insieme ai suoi muscoli.

L’orgasmo si era liberato in m sordo e muto, seppur i miei occhi si erano invece ritrovati ad urlare, dopo un movimento ritmato e preciso con il pollice sul clitoride e almeno altre due dita a penetrare la mia carne.

Anche il mio movimento si era dimostrato impavido e perpetuo fino all’inondazione del suo liquido seminale in assenza di imbarazzo reciproco. Qualcuno ci aveva visti? Avevo distolto la mano e lo sguardo dallo sconosciuto che mi aveva accompagnato per un tratto di strada per ripulirmi con una salvietta. Era sceso alla fermata successiva e non avevo conosciuto niente di lui se non gli occhi e il suo magnifico membro.