Da quando avevo deciso di lasciare il mio vecchio paesino di collina per trasferirmi nei pressi di una città metropoli la mia vita era cambiata in modo radicale. Oltre alla professione ero riuscita finalmente a conquistare una sorta di ‘anonimato’ in riferimento alla maggior parte delle persone.

Nessuno badava alle mie attitudini sessuali etichettandole come ‘errate’, mentre la condivisione del mio appartamento mi aveva permesso addirittura di trovare l’anima gemella. Luce era stata una vera e propria ‘illuminazione’ per me in tutti i sensi.

Di lei mi avevano colpito i suoi occhi grigio tempesta, a tratti malinconici, a tratti ricchi di gioia e prosperità, in netto contrasto con il mio carattere, ma estremamente sexy. Il suo fisico, su una scala di valori, rappresentava soltanto un involucro seppur allo stesso modo accecante e appariscente.

Luna aveva sempre portato capelli rosa a caschetto, preferendo uno stile Pin-Up anni Cinquanta, in forme generose e al tempo stesso perfette sulla sua pelle rosea e chiara. I rapporti carnali tra noi si basavano soprattutto su una concezione di erotismo estremamente personale concentrato sui preliminari e le penetrazioni alternative ai vibratori più classici.

La pratica della Botulinonia si era avvicinata a noi quasi per gioco sfruttando gli ingredienti avanzati all’interno del frigorifero, un salame e alcune salsicce. Il salame poteva assumere le sembianza di un pene, ma le salsicce avevano rappresentato una vera e propria novità persino per me.

Luce mi aveva tolto dall’imbarazzo iniziale scegliendo per me il salame. Prima di spogliarmi aveva passato la punta tra le mie labbra. Irrefrenabile e ghiotta la mia lingua si era spinta lungo il contorno senza addentarlo, lubrificandolo minuziosamente prima di trasferire il tutto verso la bocca di Luce.

Per un attimo avevo riflettuto sul come avevamo potuto pensare alle salsicce, ma il profumo della carne di Luce mi aveva spinto a baciarla con maggiore veemenza per poi riprendere a leccare la punta del salame prima di avventurarmi tra le sue cosce umide di piacere.



L’avevo spinta in direzione del letto per intrufolarmi di prepotenza fra le sue gambe risalendo in direzione del suo clitoride con la forza delle mie labbra e della mia lingua. Era stata espressamente Luce a chiedermi di non perdere di vista i protagonisti di quella serata, una pratica da integrare alla lista delle nostre stesse esperienze.

Luce aveva baciato il mio collo con dolcezza, era discesa con la lingua verso la mia clavicola sinistra, sino al seno, al capezzolo, afferrando la mia salsiccia con la mano, inumidendola della sua saliva attraverso una sorta di pompino, prima di lasciarmi divaricare le gambe.

La sensualità negli occhi di Luce era in grado di trasformare qualsiasi cosa in un gioco eccitante e irresistibile. Avevo rilassato i muscoli della mia vagina, lasciando entrare delicatamente la salsiccia avvolta nella sua pelle, escludendo il rischio di una rottura accidentale.

A quel punto dal mio orifizio era disceso il fluido del mio piacere, mentre Luce si era inginocchiata davanti a me lasciando penetrare la punta del salame ancora umido. La consistenza del suo alimento le avrebbe permesso di aumentare velocemente il ritmo della masturbazione, ma i nostri tempi si erano sempre mossi all’unisono per ogni nuovo orgasmo.

Anche la mia salsiccia dentro la mia figa bagnata era riuscita a replicare il gesto di un tocco gentile, sotto spinte leggere ma costanti, attraverso un piacere inteso, in parte strano, ma nostro, guardandoci senza smettere di godere.

Luce aveva il vizio di mordersi il labbro inferiore in direzione dell’orgasmo, era sempre lo stesso gesto il segnale per lasciarmi andare e mollare i miei ormeggi. L’orgasmo di Luce era stato forse più intenso del mio, ma allo stesso tempo potevo affermare d’aver vissuto in piacere leggero e inaspettatamente delicato.

Entrambe avevamo lasciato scivolare all’esterno la salsiccia e il salame per baciarci successivamente con passione e scambiarci i reciproci alimenti intinti di noi. Avevo addentato quella punto di salame come a voler strappare via l’estraneità che l’aveva posseduta, come Luce aveva scelto di fare con la salsiccia, fino all’ultimo boccone.