Luisarda era stata la prima vera ragazza al liceo, incontrata diversi anni dopo quasi per ironia del destino. Ad entrambi procurava particolare piacere morderci piuttosto che baciarci, schiaffeggiarci piuttosto che accarezzarci.

Per l’opinione comune il nostro essere un pò nerd e allo stesso tempo masochista ci aveva spesso etichettato alla stregua dei diversi, soltanto per l’innata voglia di rimanere fedeli al nostro essere interiore e alle rispettive fantasie.

Che cosa andava da sempre cercando la maggior parte della gente in fondo? Felicità, sicurezza e orgasmi spesso non raggiunti. Io e Luisarda non avevamo mai perso un solo orgasmo nel corso degli anni del nostro sensualissimo rapporto.

Ci eravamo spinti all’intero del mondo BDSM in più occasioni, ma il gioco preferito di Luisarda restava quello associato alla cera bollente, unito alle mie voglie anali.

Luisarda aveva spento tutte le luci per rifornire di candela ogni angolo della casa, in apparenza romantico ma smorzato dal latez che entrambi avevamo deciso d indossare, unito alle maschere in pelle sul volto. Le uniche parti del corpo scoperte erano i nostri genitali e i capezzoli rosei di Luisarda, tramite specifici fori appositi riportati sui completi scuri, oltre agli occhi e alle labbra.

Colto dall’eccitazione avevo puntato immediatamente verso la carne delle sue labbra rosse stringendola forte tra i denti. Molto spesso ci eravamo procurati delle ferite cedendo alla foga dei nostri impulsi più feroci e primitivi, ma non quella volta.

Luisarda era stata particolarmente occupata con il proprio lavoro durante il corso delle ultime settimane, il sesso tra noi ne aveva risentito a sufficienza da doverla in qualche modo punire. Avevo acceso altre candele in direzione della scrivania di fronte al letto, spingendola in direzione della finestra, incurvando la sua schiena a pecora.



Schiaffeggiare le sue natiche ricoperte di latex come un guanto incalzava il ritmo di una musica travolgente per le mie orecchie. Luisarda dal canto suo aveva continuato a sussurrare volgarità unite a gemiti di piacere, sotto le implorazioni di una punizione esemplare a riscatto della sua mancata vicinanza fisica degli ultimi giorni.

Senza esitare troppo avevo deciso di afferrare una delle candele rosse facendola ondeggiare. L’attesa del brivido del piacere misto al dolore, in quel preciso istante, era apparsa persino migliore dell’esecuzione dell’atto stesso.

Convincendo Luisarda della sua punizione erano state le sue stesse mani a divaricare le natiche per consentirmi di centrare l’orifizio anale per mezzo della cera bollente. Un primo gemito aveva richiamato la sensazione del dolore, ma dal successivo in poi il suo ano si era ritrovato richiuso dal seccarsi della cera stessa in abbinamento alla sua voglia di me.

Conoscevo la mia Luisarda come nessun altro e sapevo quali iniziative le permettevano di raggiungere picchi estremi di godimento. Abbandonata la candela a terra mi ero passato le punta delle dita sulla lingua per inumidire il mio cazzo ben eretto decidendo di agire.

Avevo posizionato la mia cappella in direzione della cera ormai secca e avevo spinto con un solo ed unico colpo. Luisarda si era lasciata andare al godimento, frutto di interi anni di sesso anale, muovendosi successivamente alla rimozione dei residui di cera.

I nostri bacini avevano assunto lo stesso ritmo continuando ad aumentare progressivamente la velocità di un piacere sublime. Ad intervalli regolari avevo continuato a schiaffeggiare le sue natiche finché il desiderio del mio sperma di inondare Luisarda non si era perfettamente allineato con l’arrivo del suo orgasmo.

In un tripudio di gemiti e grida ci eravamo abbandonati all’immensità del nostro godimento, mentre con un’ulteriore spinta avevo costretto Luisarda ad avvicinarsi alla vetrata, senza uscita, il tempo di riprendere le forze.



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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