Asfissia Autoerotica insieme alla mia compagna di corso

Asfissia Autoerotica insieme alla mia compagna di corso



Io e Lucilla ci trovavamo al primo anno di università all’interno di un luogo che non conoscevamo, dove tutto sembrava diverso, fatta eccezione per i nostri sentimenti.

Non era stato difficile adattarsi ai rapporti sessuali tra di noi, seppur entrambe avevamo provato la penetrazione di un pene vero all’interno delle nostre vagine prima di cedere all’amore reciproco, ciò che invece risultava difficile era accontentare la sete di novità estreme di Lucilla.

Fisicamente e caratterialmente Lucilla si era sempre dimostrata l’opposto di me, sancendo il famoso detto a riguardo dell’attrazione, presentando un corpo minuto da allo stesso tempo muscoloso, capelli scuri corti a uomo, occhi azzurro cielo e labbra carnose.

Al contrario i miei lineamenti rassomigliavano allo stile fiabesco di una principessina bionda dalle forme del seno e dei fianchi generosi, celando un lato strettamente sensuale agli occhi estranei.

Era stata proprio Lucilla a parlarmi dell’asfissia autoerotica poco dopo aver ceduto a desiderio di baciarla la prima volta. Avevo sempre girato intorno all’argomento per via di una resistenza iniziale a tale pratica pericolosa. Non mi sarei mai esposta ad un simile rischio, ma Lucilla desiderava provare una sensazione estrema quanto la sua personalità e così ad un certo punto mi ero lasciata convincere.

Avevamo atteso il weekend, un sabato sera in cui quasi nessuno si trovava all’interno degli appartamenti al fianco al nostro nido d’amore e di studi, dopo qualche drink per perdere la maggior parte del mio autocontrollo.

Lucilla era appena uscita dalla doccia quando avevo rivestito i panni della parte meno femminile e delicata di me, unendo un pizzico di masochismo e qualche schiaffo in direzione dei suoi seni.

Mi ero lasciata mordere le labbra come soltanto Lucilla sapeva fare, unendo una sorta di dolore dolce, se mai un morso poteva essere descritto in questo modo. Lo stampo dei suoi denti aveva segnato il mio labbro inferiore per qualche minuto prima di far ritorno alla sua posizione originaria.



Il suo corpo nudo mi aveva sempre eccitato ma il potere, a me nuovo che mi stavo apprestando ad esercitare, in quel momento aveva lasciato il posto ad una sorta di eccitazione pura estranea.

Lucilla mi aveva indicato un nastro in pelle posato in precedenza su uno dei comodini. Lo aveva conservato a lungo dal momento in cui aveva deciso di prendere in considerazione l’idea. Piuttosto che bloccarmi la sua vista e la consistenza del tessuto tra le mani non aveva fatto altro che convincermi ulteriormente.

Con decisione avevo afferrato il collo di Lucilla soltanto per spingerla verso la mia bocca e mordere le sue labbra per qualche secondo prima di passare al letto. Dovevo alternare dolcezza e violenza per lasciarla godere come desiderava e in quella notte mi sentivo assolutamente portata allo scopo.

Mi ero sfiata soltanto la maglietta per lasciarmi baciare sul collo il tempo di cedere al desiderio del sapore del suo clitoride che conoscevo bene. Prima di abbassarmi verso il suo inguine avevo attorcigliato la fascia in pelle attorno al suo collo, continuando a tenere le estremità con la mano destra.

Conoscevo il corpo di Lucilla e sapevo dove andare a parare per farla bagnare sino al punto di pregarmi per fargli finalmente raggiungere l’orgasmo.

Mi ero mossa soltanto con la punta della lingua prima di lasciarla penetrare all’interno del suo orifizio vaginale. Lucilla aveva iniziato ad ansimare sempre di più, seguendo il mio stesso ritmo ed era allora che avevo iniziato a stringere la stoffa attorno al suo collo tirandola verso il basso.

Senza dirla nulla mi ero documentata approfonditamente prima di spingermi in quell’avventura, allontanando il più possibile l’eventualità di ucciderla soffocandola.

Nel momento stesso in cui le contrazioni del suo ventre erano discese verso l’inguine, quasi a sfiorare l’orgasmo, avevo stretto più forte la presa, lasciandola al tempo stesso in grado di arrivare al massimo del godimento.

Insieme all’ultima delle contrazioni ci ero riuscita, avevo stretto al punto da lasciarla svenire per pochissimi secondi. Le emozioni si erano alternate all’eccitazione e al terrore puro, sino alla sua ripresa e al ricordarmi i sentimenti provati per me.



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