Sesso Orale a Pagamento: i vizi proibiti di un gay in carriera

Sesso Orale a Pagamento: i vizi proibiti di un gay in carriera

Avevo lavorato alla chiusura di un contratto fondamentale per la mia azienda l’estate in cui decisi di annullare le mie ferie in vista della promozione del prossimo inverno. In campo professionale potevo essere uno dei migliori uomini d’affari di tutta la capitale, ma questa mia attitudine al lavoro mi aveva negato gran parte del resto delle attività della vita, compreso l’amore.

Sarebbe arrivato un giorno, al momento esatto in cui mi fossi sentito sufficientemente pronto per dichiarare ai miei dipendenti e alla mia famiglia la mia vera natura omosessuale. Ero sempre stato attratto dagli uomini, avevo persino avuto una sorta di ragazzo al liceo, ma nonostante le mie sembianze e il mio fisico frutto di anni in palestra non mi sentivo mai all’altezza di un rapporto duraturo e pubblico.

Conservavo tuttavia una piccola sfera sociale virtuale, mi ero iscritto all’interno di un gruppo privato e anonimo dove poter condividere la mia vera essenza. Tramite i membri avevo scoperto l’esistenza di un locale notturno, un disco pub con alcune camere private al piano superiore dove pagare per i vari servizi offerti abusivamente.

Leonardo “bocca di seta”, era questo il nominativo da richiedere al bancone del bar per poter salire nelle grazie di un paradiso omosessuale dove lasciarsi fare un pompino senza alcun coinvolgimento sentimentale successivo, un antistress dopo il lavoro, una serata alternativa, una semplice voglia …

Quell’informazione mi era rimasta in testa come un tarlo, un chiodo fisso sul quale mi soffermavo a pensare a orario tardivo ancora di fronte al computer. Non ricordo che cosa sia scattato di preciso la prima sera che decisi di farmi un regalo, avrei potuto invitare a bere qualcosa qualche ragazzo alle mie dipendenze, ma non avrei mai compromesso il rapporto professionale interno e credo sia stata questa la molla che mi spinse a presentarsi di fronte al locale dove lavorava Leonardo “bocca di seta”.

Al bancone del bar avevo tentennato prima di chiedere al tizio con i tatuaggi e le spalle sporgenti la fatidica richiesta, ma l’uomo mi aveva sorriso consegnandomi una chiave tra le mani, indicandomi il piano superiore e la rampa di scale alla mia sinistra.

Il portachiavi riportava il numero 1 sulla targhetta, proprio come la porta oltre la quale doveva trovarsi Leonardo “bocca di seta”. Nonostante la chiave avevo preferito bussare e da li a poco una voce mi aveva intimato di entrare. Soltanto allora avevo inserito la chiave e mi ero lasciato condurre all’interno dai miei stessi piedi.

Ricordo il buio pesto e una luce soffusa di un’unica candela posta ai piedi di un divano. La voce di Leonardo mi aveva spiegato che il buio in questione era necessario quanto fondamentale ai fini di mantenere intatta la propria reputazione giornaliera. La stessa cosa valeva per me in fondo e sentivo di averlo compreso in cuor mio.

La sua voce mi aveva fatto accomodare mettendomi a mio agio, mentre le sue mani si erano abilmente affrettate ad abbassare la cerniera dei miei jeans con velocità e delicatezza allo stesso tempo.

Ancor prima di avvicinarsi alla mia intimità eretta il suo respiro era riuscito ad eccitarmi come un adolescente alle prime armi. Prima di affondare le labbra tuttavia si era protratto in un magnifico massaggio in direzione dei miei testicoli, quasi a volermi trascinare sull’orlo del precipizio, avvicinando la sua lingua calda in direzione della mia cappella quando credevo di trovarmi già sul punto del non ritorno.

Non avrei amato un pompino tanto breve in altre circostanze, ma la bocca e le labbra di Leonardo, di quello sconosciuto del quale non riuscivo ad intravedere nemmeno il profilo esatto aveva saputo far risalire il mio sperma ad ogni risucchiata di pelle e quando finalmente avevo raggiunto il mio orgasmo le sue labbra continuarono a muoversi decelerando la propria forza, mentre le sue mani abbandonavano lentamente la stretta dalle mie natiche. Avrei pagato ancora per i suoi servizi, per dare semplice sfogo alla smania delle mie voglie notturne, alimentando i miei desideri.

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