La pratica degli scambi di coppia mi aveva da sempre attratto nonostante un matrimonio solido alle spalle con la mia compagna storica. In un certo senso il nostro sembrava a tutti gli effetti un’unione tradizionale, fatta eccezione per alcuni bisogni primordiali di entrambi.

A differenza della maggior parte delle coppie solite a presentarsi insieme all’interno dei privé io e mia moglie optavamo sempre per accompagnatori occasionali al fine di non poterci minimamente influenzare.

In diverse occasioni mi ero lasciato invitare a rapporti a tre, orge di gruppo, fino a non rifiutare nemmeno un rapporto omosessuale attivo o passivo a seconda dei desideri del momento. Sulla scia della mia libertà più intima mi ero ritrovato in una stanza d’albergo sotto un numero estratto in precedenza, un vero e proprio appuntamento al buio senza la più pallida idea della persona con la quale avrei trascorso le ore a disposizione.

Con mio grande stupore ero entrato nella stanza con il mio solito ritardo, riconoscendo da subito un profumo a me famigliare. Seduto ai piedi del letto, con assoluto stupore, avevo trovato niente di meno che mio cognato, un uomo dal temperamento fortemente maschile in apparenza, dai tratti caratteristici mediterranei, un paio di occhi eri che avevo sempre ammirato, un fisico scolpito dalle ore in palestra seppur in linea con la sua altezza, ed un fascino particolare.

Invece di piombare nell’imbarazzo ci eravamo entrambi osservati per qualche secondo prima di sorriderci reciprocamente. Fausto aveva preso la parola per primo scherzando sarcasticamente sul nostro grado di parentela, invogliandomi ad avvicinarmi a lui sotto la promessa di stringere un patto all’oscuro di qualsiasi cosa esterna alla stanza dove il destino ci aveva uniti.



Fausto si era spogliato in fretta lasciandosi ammirare per poi avventarsi verso di me. La sua bocca sul mio collo aveva stabilito immediatamente i reciproci ruoli e mi ero ritrovato sottomesso all’odore della sua pelle e di un’immediata chimica. Le sua mani avevano sbottonato in fretta i bottoni della mia camicia, abbassando la zip dei miei pantaloni per sfilare via successivamente la cintura con la quale mi ero ritrovato i polsi legati dietro alla schiena.

Abbandonata l’idea del letto mi ero ritrovato spalle al muro, con il viso a pochi centimetri in direzione della parete a fianco del portone, pochi compiuti in totale balia della prepotenza di Fausto che non avevo mai intuito nelle nostre brevi frequentazioni. Totalmente impossibilitato a compiere movimenti avevo mi ero lasciato inebriare dai brividi lungo la schiena percossa dai suoi baci, alternati a piccoli morsi incisivi soprattutto in direzione delle natiche.

Improvvisamente le sue dita si erano infiltrate all’interno della mia bocca, succhiate minuziosamente a lungo per raggiungere una lubrificazione sufficiente alla penetrazione anale. La cappella di Fausto si era posizionata a fatica in prossimità della mia entrata anale, rendendo necessario un ulteriore tentativo da parte della sua bocca calda prima di passare all’atto sessuale vero e proprio.

Il suo pene di me era entrato sotto la delicatezza dei suoi movimenti, mentre la mia schiena aveva seguito un’inclinazione a 90 gradi reggendomi in equilibrio soltanto con la pressione esercitata dalla mia fronte contro la parete. I nostri movimenti si erano allineati seguendo l’eccitazione del momento, mentre a differenza del mio silenzio accentuato soltanto da alcuni gemiti di piacere la voce di Fausto incalzava la dose arricchendosi di offese verso il mio sedere.

Sorprendentemente avevo tratto un enorme godimento dalle sue offese, riuscendo a raggiungere quasi lo stesso piacere di un orgasmo vero e proprio. Fausto si era allontanato da me poco prima della sua direzione d’arrivo per voltarmi e invitarmi ad assumere una posizione in ginocchio per lasciar fluire all’interno della mia bocca tutto il suo sapore.