Quando si lavora molto in giro per l’Italia capita spesso di sentirsi un po’ soli. Lontani da casa e dalla propria moglie, la voglia di calore può prendere chiunque, soprattutto quando fuori fa un freddo boia, come quella notte nel mio albergo 4 stelle di Torino.

E io non avevo voglia di calore: avevo proprio voglia di qualcosa di davvero bollente e soprattutto mai assaggiato. Da tempo avevo in mente una piccola trasgressione e lontano da casa potevo finalmente sfogare una fantasia che mi aveva preso da tempo: quella di avere una notte magica e romantica con una transessuale.

Pensai che fosse la cosa più semplice in una città in cui non conoscevo nessuno, senza dare nell’occhio. Cliccai in un sito per annunci trans a Torino su www.piuincontri.com. Non pensavo potesse essere così, ma ce ne erano di meravigliose: occhi verdi, castani, azzurri; dalla carnagione chiara come luna oppure olivastra come le spiagge vulcaniche. Fianchi rotondi e sodi, fisici statuari e bocche carnose.

C’era l’imbarazzo della scelta ed anche se mi sentivo come un bambino in un negozio di giocattoli, il mio sguardo fu attratto dalle foto di Mariana: corpo magro e fianchi leggermente pronunciati; capelli neri, pelle scura e due occhi verdi profondi. La contattai, scoprii che era di Torino e che per lei un appuntamento a cena per quella sera era l’ideale: “il ristorante lo scelgo io che conosco la città” mi disse.

Ci incontrammo alle 19.30 all’angolo tra Piazza San Carlo e Via Roma. Dal vivo era ancora più bella, non era appariscente, portava un vestito grigio e un pendente che le scendeva tra i seni: “piacere di conoscerti – mi salutò – sei certamente Antonio”. Mentre camminavamo per dirigerci al ristorante cominciammo a parlare e a chiederci di noi: lei mi chiese come mai mi trovassi a Torino, mi disse che anche la sua famiglia era originaria del Sud Italia, ma che era nata lì.



La cena fu piacevole. Mariana era una persona divertente e ironica, mai banale; sapeva come metterti a tuo agio e allo stesso tempo stuzzicarti e io non mi sentivo così bene da tantissimo tempo. La mia eccitazione cresceva; pagai il conto e uscimmo per strada.

La luna illuminava i suoi capelli scuri, la guardai nel verde profondo degli occhi e ci baciammo appassionatamente. Le mie mani si facevano sempre più curiose di nuove scoperte. Toccai quel suo culo, sodo e tondo come il marmo; le strinsi il seno mentre la mia eccitazione saliva. Lei sembrò capirlo e iniziò ad accarezzarmi sui pantaloni sfiorandomi il membro.

Decisi di non perdere tempo: prendemmo un taxi e la portai in albergo. Appena entrati in stanza lei si mostrò vogliosa quanto me di riprendere quanto interrotto in strada. Mi sbottonò i pantaloni, mi abbassò i boxer e iniziò a passare la lingua sulla cappella. Leccava la punta, passando la saliva nell’incavo, finché non me lo prese totalmente in bocca, iniziando a giocare. Nessuna donna era mai riuscita a farmi un pompino con tale dedizione e soprattutto competenza.

Arrapato come non mai, la feci alzare, le tolsi il vestito grigio e vidi sotto al reggiseno di pizzo due delle tette disegnate in maniera perfetta da un chirurgo geniale. Le feci mantenere il pendente e notai che proprio lì sotto aveva il suo pene ingrossato ed eccitato, turgido come lo era il mio.

La strinsi per i fianchi mentre i nostri genitali si sfioravano, la girai e vidi quel culo spettacolare che prima avevo visto solo vestito ed ora era nudo davanti a me. Tondo e perfetto, proprio come qualsiasi uomo può desiderare. In quel momento la mia eccitazione era al culmine ed io ero duro come una pietra: la penetrai lì in mezzo alle natiche, mentre vedevo l’ombra del suo pene che si rizzava sempre di più.

Gemeva e spingevo. Più lei gemeva, più io spingevo. Lei venne e mi eccitai ancora di più. Mi ritirai dai suoi fianchi per venirle nella bocca. Mentre guardavo quegli occhi verdi esplosi con violenza, come un vulcano rimasto tappato per troppo, troppo tempo.