Avevo conosciuto Flavio in uno dei suoi concerti di pianoforte nella tournè che lo aveva portato a viaggiare per tutta l’Italia con la sua orchestra alle spalle. Un misto di musica classica adattata a diversi brani più energici e moderni, per un mix di pubblico di tutte le età ed entrambi i sessi.

Tramite un’amica comune ero riuscito a scambiare due parole con gli organizzatori e con lui, invitandolo per un aperitivo milanese il giorno successivo, prima della sua partenza verso le isole dello stivale.

Flavio era un tipo affascinante, alto, moro, con gli occhi color del ghiaccio e un’eccessiva convinzione di se stesso in grado di urtare ed attrarre allo stesso tempo. Il fisico statuario di chi, oltre alla musica, amava trascorrere il resto del tempo allo specchio, mentre i miei occhi verdi si riflettevano nei suoi, distanziandoci di un mondo.

Curavo il mio aspetto e portavo spalle ampie e braccia vigorose, capelli lunghi con riflessi dorati, ma al contrario di Flavio non avevo donne al seguito, fatta eccezione per le amiche più strette. Sono ancora un omosessuale fiero e dichiarato, disposto ad accettare gli sguardi estranei pronti a giudicare l’amore, poiché di amore si tratta sempre e non di pentimento amaro o peccato divino.

Flavio presentava una fitta vita social network, feste, donne, party privati e concerti, ma per quanto si sforzasse di mantenere le apparenze i suoi occhi si presentavano cristallini e privi d’ombra per me.

Un anno di conversazioni online per capire di essere attratto fisicamente da lui e viceversa, nonostante la sua bellezza non mi avesse lasciato indifferente al momento di quel famoso incontro.

Fidandosi di me aveva accettato il mio invito azzardato nel suo ritorno in un tour all’interno dei maggiori teatri milanese, una cena romantica presso la mia abitazione e la sensazione di dover nascondere un segreto ancor prima del suo effettivo avvenimento.

Una volta soltanto sarebbe bastata a togliermi dalla testa la sua immagine, mentre la sua vera natura ne sarebbe uscita intatta in seguito. Nessuno è in grado di fingere troppo a lungo, tanto meno un personaggio dallo spessore pubblico come Flavio. Per lo stesso motivo i suoi passi lo avevano condotto fino al terzo piano dove si trovava ubicato il mio appartamento.

Al suo arrivo solamente saluti informali, un bicchiere di vino bianco e una tavola imbandita di ostriche fresche. Avevo già provato una fortissima attrazione fisica senza tempo e senza freni, per la quale sarei stato disposto a rischiare un rifiuto pur di poter assaporare l’odore della sua pelle.



Lontano dal pubblico e dai riflettori Flavio si era trasformato in un’altra persona, più fragile, meno convinta delle proprie potenzialità, pronto a lasciarsi dominare e cadere fra le mie braccia. Lo avevo intuito dopo poche ostriche mangiate e una bottiglia di vino terminata.

Avrei potuto stapparne una seconda e lasciar confondere le sue resistenze allentando maggiormente la presa, ma se dovevo averlo sarebbe stato per puro coinvolgimento reciproco.

Al momento del dessert decisi di prendere in mano la situazione avvicinandomi a lui per sorprenderlo senza alcun preavviso e dirigerlo verso la mia camera da letto. Lì, in piedi accanto al letto, avevo deciso di baciarlo con passione e fermezza, aspettandomi di essere in qualche modo frenato, ma non avvenne.

Forte del consenso delle sue labbra e del mescolarsi delle nostre salive lo avevo spinto sulle lenzuola per sbottonare freneticamente i suoi jeans e liberarlo dai vestiti. Flavio aveva fatto lo stesso con me, ma con fare decisamente più dolce che mi fece comprendere il ruolo finale da dover assumere.

Lo avevo voltato di schiena con il viso rivolto verso il materasso, avevo iniziato a percorrere il suo corpo con le mie labbra dalla caviglia destra fino alle natiche, per risalire ancora verso la schiena e infine il collo.

Avevo progressivamente fatto ritorno indietro soffermandomi tra le sue gambe, lasciandolo attendere qualche secondo prima di affondare la mia lingua all’interno del suo ano.

Flavio gemeva sottovoce, mentre sentivo rinvigorirsi il suo pene stretto nel desiderio di poter essere avvolto dalla mia bocca. Avevo continuato ad invadere il suo stretto ano prima di voltarlo senza alcuna delicatezza verso la parte opposta e decidere di prenderlo in bocca per alcuni minuti.

Successivamente avevo poi afferrato i suoi capelli, spingendo la sua testa verso di me, obbligandolo con piacere a ricambiare il succo dell’eccitazione.

Mi ero lasciato crogiolare nel piacere senza raggiungere l’orgasmo, voltandolo nuovamente dall’altra parte per allargare le sue natiche con le mani, lasciando cadere la mia saliva in direzione della mia entrata.

Avevo spinto delicatamente, cinque colpi prima di penetrarlo del tutto con il mio membro eretto e in direzione dell’esplosione. Un suo grugnito di piacere mi aveva convinto ad aumentare il ritmo, fino a ritrovarmi sdraiato al di sopra delle sue natiche e della sua schiena da baciare.

Lo avevo scopato con la resistenza di un giovane puledro per almeno tre quarti d’ora prima di inondarlo del mio seme. La sua totale reazione di mutismo e affanno mi aveva convinto del suo ritorno, ancor prima della sua effettiva partenza.



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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