Mi ero ritrovato particolarmente attratto da un trans conosciuto all’interno di una delle serate party per sole coppie dove mi ero lasciato trascinare dalla mia ex compagna. L’incontro con Alida e il conseguente passaggio con il rapporto intimo di un pene simile al mio non aveva fatto altro che risvegliare in me un desiderio da tempo assopito.

Eravamo a tutti gli effetti una coppia, ma quasi nessuno aveva mai dubitato della femminilità di Alida caratterizzata da lineamenti delicati ma al tempo stesso decisi, fianchi pronunciati e natiche sporgenti, senza eccedere con l’abbondanza di un seno rifatto. All’esterno Alida ricalcava tutto ciò che ricercavo in una donna, compreso il taglio medio dei suoi riccioli scuri, conservando all’interno una sorpresa innovativa ed eccitante.

In una sola occasione avevo scambiato la mia relazione cedendo al desiderio di potermi far penetrare da un focoso trans di origini sudamericane che avevo adocchiato insieme ad Alida qualche tempo prima. Allo stesso tempo lo scambio avvenne all’interno di un parcheggio poco frequentato, sotto uno sguardo di intesa tra me e il compagno della mia breve avventura.

Nessuno di noi aveva deciso di rimanere in quei pressi, optando per dirigersi verso un sentiero sterrato che costeggiava il fiume ancora più isolato in piena notte. Solitamente ero sempre stato io il dominatore di Alida, soffocando in me il desiderio di lasciarmi sottomettere per una volta nella vita. Le temperature accaldate ci avevano spinti a scendere dalla vettura per darci al sesso all’aperto.

Il tronco di un albero si era presentato come una delle scelte più rapide e meglio indicate. Le mani di quella nuova ed eccitante compagnia mi avevano spinto in sua direzione, spalle al muro. Non avevo ceduto al desiderio di poter abbassare la sua canottiera bianca, lasciandomi abbassare i pantaloni e gli slip in un’unica volta. Le sue labbra avevano affondato la loro veemenza in direzione della mia cappella, quasi a secco, sotto la spinta di un’erezione impaziente di godersi il momento.



Dalla cappella la lingua era discesa percorrendo la linea del mio cazzo eccitato fino ai testicoli per risucchiare al suo interno entrambe le parti. Una bocca tanto ampia sapeva destreggiarsi al punto giusto, alternando un sesso orale deciso tra i pompini migliori mai ricevuti prima di quel momento. Le sue mani avevano iniziato a vagare in direzione del mio orifizio anale, umide della sua saliva e del mio sapore, preparando quella che sarebbe stata una penetrazione dominante.

Quando mi ero lasciato voltare in me si era automaticamente attivata una posizione consona ad accogliere il suo membro, al buio, senza nemmeno essermi reso conto delle sue dimensioni. Inclinando la schiena e i glutei avevo percepito la portata della sua cappella appoggiarsi sulla mia pelle umida faticando a farsi spazio in me. Una successiva leccata da parte di quella lingua agile aveva permesso una penetrazione lenta ma decisiva, sotto un leggero gemito di dolore trasformatosi immediatamente dopo in piacere.

Le sue mani si aggrapparono in direzione dei miei fianchi mentre avevo trattenuto gemiti eccessivamente forti ad ogni nuovo colpo. Con la mano destra avevo iniziato a masturbarmi senza alcuna intenzione di arretrare il movimento. Ad un certo punto ero stato io stesso a muovermi in sua direzione accompagnando ogni movimento fino ad aumentare il ritmo al suo stesso passo.

Le spinte si erano protratte più del necessario, all’estremo delle reciproche resistenze prima di avvertire dentro di me l’arrivo del suo sperma. La mia mano si era impegnata in un ultimo sforzo e i miei schizzi avevano finito per trovare un contrasto in direzione dell’albero. Esausti ma appagati avevamo atteso il completo rilassamento dei nostri membri prima di staccarci definitivamente l’uno dall’altro.