Quanto poteva essere eccitante e appagante per la mente e per il corpo incontrare qualcuno con il quale lasciarsi andare totalmente, senza rimorsi, senza alcuna domanda, senza domani, lasciando il proprio bagaglio passato al di fuori della porta di un rifugio?

Mi ero ritrovata a casa di Alberto senza in realtà conoscerlo a fondo, dopo una serie di messaggi scambiati attraverso i social network e la sensazione di poter essere completamente me stessa. Non avevamo impiegato molto a raggiungere un certo grado di intimità tale da poterci raccontare a vicenda delle nostre masturbazioni.

Dai racconti telefonici avevamo deciso di lasciarci andare alla masturbazione reciproca autonoma, l’uno di fronte all’altro, sotto comandi specifici in grado di assecondare le reciproche fantasie. Distesi sul divano la foga dei baci aveva lasciato spazio alle nostre mani, abbassando slip e jeans il necessario per gli occhi.

La sua mano avvolta intorno alla cappella del suo pene mi spingeva a distogliere lo sguardo dai suoi occhi finché le mie parole non lo avevano pregato di muoversi. Ero rimasta immobile per qualche secondo, finché anche Alberto non mi aveva chiesto di stimolare il mio clitoride come meglio sapevo fare in sua assenza.



Le mie dita si muovevano lentamente e anche il palmo della sua mano percorreva il movimento verso l’alto e verso il basso seguendo il mio stesso ritmo. Ero stata io stessa ad incitarlo ad incrementare il movimento, assecondando la sua richiesta di una penetrazione a due dita. Il respiro affannoso aveva iniziato a sovrastare i rumori di sottofondo insieme al lago di piacere che scorreva lungo il mio orifizio anale, caldo come la voglia che mi attraversava.

La sua mano nascondeva e lasciava riemergere allo scoperto la pelle del suo precipizio, umida e così maschile nella sua erezione perfetta. Con la mente era stato estremamente facile immaginarlo all’entrata della mia carne, cercando di replicare lo stesso movimento con le mie dita che avevo estratto soltanto sotto espressa di Alberto per leccare i polpastrelli del mio sapore.

Avevo successivamente affondato le dita nuovamente al mio interno per poi invitare la sua bocca in loro direzione. Dopo alcuni baci passionali eravamo tornati entrambi nelle nostre posizioni, incitandosi ad aumentare il ritmo per poter raggiungere insieme l’orgasmo finale. Nonostante le ripetute volte in cui avevo ceduto al desiderio di masturbarmi, possedere gli occhi su di me di Alberto aveva reso il tutto estremamente innovativo.

Il suo orgasmo era sfociato al’interno del suo palmo destro, convincendomi subito dopo a voltarmi, abbassando i miei jeans per un caldo massaggio tra schiena e natiche. Le sue mani su di me avevano continuato a prolungare una sorta di piacere e rilassamento, incrementando il desiderio e la foga di una vera penetrazione.