Mi ero lasciata travolgere dall’entusiasmo di una vecchia amica di scuola, Lina, che non vedevo ormai da una decina di anni durante l’occasione di una rimpatriata e un party mascherato. Lina si era travestita da gatta sexy quasi al limite del porno con la scollatura vertiginosa sulla schiena in grado di lasciar intravedere parte del suo magnifico sedere.

Al contrario era stata lei stessa ad obbligarmi ad indossare un abito da dama particolarmente ingombrante con una gonna eccessiva, ma ricco di pizzi e merletti dorati. Quella stessa sera non ero riuscita a compiere il mio solito rituale di masturbazione, conservando una voglia dettata dalle pulsioni in direzione del mio clitoride. Ero sempre riuscita a tenere a bada il desiderio di penetrazione toccandomi fino a raggiungere l’orgasmo almeno una volta al giorno, ogni giorno, tranne quella specifica volta.

Arrivate al luogo della festa avevo iniziato a percepire l’idea di Lina soltanto dopo essersi diretti tutti quanti al tavolo per la cena. La maggior parte dei presenti aveva ecceduto con l’alcool ritrovandosi completamente in balia delle emozioni date dall’alcool. Si erano formati dei gruppetti come accadeva anni fa, nessuno badava a nessun’altro al di fuori della propria cerchia e quando Lina scivolò frettolosamente al di sotto del tavolo avevo avuto le idee ormai chiare. L’ampio volume della mia gonna si prestava perfettamente allo scopo di un sesso orale.



Le mani di Lina avevano provveduto in fretta a sfilare via i miei slip mentre le sue dita stimolavano il mio clitoride come in una sfida di resistenza. Potevo avvertire le pulsazioni della mia voglia repressa senza lasciarmi comunque andare troppo alle emozioni in presenza di occhi indiscreti che avrebbero potuto scrutarmi in qualsiasi momento. Come una contorsionista Lina era passata successivamente a passare la lingua in direzione del mio orifizio vaginale, costringendomi a tratti a stringere le gambe, mossa dagli spasmi del mio stesso ventre.

Non avrei mai potuto resistere a lungo in balia del suo talento naturale verso le corde giuste della sinfonia di un piacere così intenso. La lingua di Lina era penetrata in me con la voracità di un animale predatore affamato, continuando ad entrare e fuoriuscire dalla mia carne. In più di un momento avevo avvinghiato la tovaglia per sorreggermi e trattenere gemiti indiscreti, allargando le gambe per consentirle di farmi arrivare al piacere finale. Il calore della sua bocca avrebbe potuto incendiare il mio corpo in qualsiasi momento senza la lucidità necessaria data dall’assenza di alcool, portandomi in un vortice di godimento nascosto e quasi proibito in pubblico.

Sotto l’aumento incalzante dei suoi movimenti avevo finalmente raggiunto l’orgasmo riversando all’interno della sua bocca tutta la mia linfa. Dalla foga avevo lasciato cadere un bicchiere, completamente appagata e incurante di come Lina avrebbe fatto ritorno al mio fianco.