Avevo sempre desiderato fare qualcosa di piccante unito al rischio di poter essere sorpresa, all’aperto, senza inibizioni, né pentimenti successivi. Trovare un compagno disposto ad assecondare le mie voglie si era dimostrato più semplice del previsto.

Dopo aver conosciuto Simone, dal comportamento eccentrico ma dal fisico statuario in quel metro e ottanta di prestanza e bellezza mediterranea, avevo trovato un complice perfetto per esaudire ogni mio desiderio sessuale.

La prima volta che mi ero lasciata praticare del sesso orale in pubblico ci eravamo appartati al di là di una siepe, con il rischio di essere scoperti in qualsiasi momento a ridosso di un parco trafficato. La volta successiva era toccato a me replicare la generosità della mia bocca e della mia lingua, lasciando ancora da parte la penetrazione vera e propria per esaltare l’eccitazione fino allo stremo delle reciproche resistenze.

La giornata scelta non era delle migliori, nel tardo pomeriggio la pioggia estiva aveva continuato ad abbattersi sfociando in un temporale rinfrescate, proprio come le nostre reciproche voglie. A ridosso del tramonto il parco si presentava un viottolo di passaggio per i frenetici ritmi quotidiani, mentre per noi rappresentava un nido eccitante all’interno del quale ripararsi senza eccessivo ritegno.



Il desiderio di Simone e la foga ci aveva spinti a correre verso la prima siepe ad angolo incuranti della pioggia vestiti leggeri e accaldati dalle voglie. Mi ero inginocchiata di fronte a lui armeggiando con la cintura dei suoi jeans mentre Simone osservava la situazione dall’alto. Alla scoperta per la prima volta del suo pene avevo trovato una cappella gonfia e vogliosa di essere riscaldata dalle mie labbra.

La sua pelle profumava di bagnoschiuma, un’aroma delizioso che mi aveva attratta ad assaporare l’apertura in direzione della sua punta insieme alla pioggia. I passi veloci dei passanti intorno a noi non ci avevano in alcun modo frenato mentre affondavo il suo piacere fino all’estremità della mia gola. La mano di Simone sorreggeva la mia nuca convincendomi ad aumentare il ritmo e a rallentare di colpo, un gioco di piacere che potevo avvertire dai suoi testicoli gonfi al di sotto del mio palmo senza dover sollevare lo sguardo in sua direzione.

Il sapore del liquido fuoriuscito dalla sua cappella mi aveva invogliato ad ingoiare quel piacere, immaginando una penetrazione alla quale non mi sarei sottratta nei giorni seguenti. La sua mano era scemata lentamente dai miei capelli fradici non appena il ritmo della mia bocca aveva smesso dii seguirlo, risucchiando verso l’alto tutto lo sperma che desideravo ricevere.

Tra i gemiti trattenuti a stento avevo deciso di liberare il suo pene dalla mia bocca per lasciarlo eiaculare sul mio viso, proprio come una una vera porca che non aveva timore di sporcarsi. Misto alla pioggia avevo cercato di raccogliere tutto di lui con le dita, leccandole fino all’estremità dei miei polpastrelli.