I tempi dell’università erano trascorsi ormai da un decennio e proprio in occasione di tutto questo tempo Emanuele aveva inoltrato una email sia a me che ad una cerchia ristretta di studenti iscritti alla facoltà di giurisprudenza.

Quasi nessuno di noi aveva raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati in quegli anni, fatta eccezione per me che ero diventato un discreto avvocato di successo, ma dalla vita privata alquanto spenta.

I miei numerosi impegni non mi permettevano di vivere una vita sentimentale stabile a causa degli spostamenti, degli orari spesso impossibili e degli stimoli di cui avvertivo il bisogno fuori dalla maschera professionale che continuo ad indossare.

Per l’occasione si era optato per la serata di San Valentino, un modo come un altro per festeggiare una rimpatriata nel mentre che il resto delle coppie più consolidate affollava i ristoranti della capitale.

Le riunioni organizzate da Emanuele erano sempre al limite dell’eccesso, dell’alcool e del sesso condiviso, proprio per questo mi sarei aspettato di trovare un numero ristretto di persone al mio arrivo nel club affittato soltanto per noi. L’organizzazione della serata prevedeva un particolare buffet e un’ampia scelta di bevande.

Il locale era stato accuratamente dotato di un impianto stereo e delle luci al neon, arredato con divanetti e un lungo tavolo rettangolare al centro della stanza dove ritrovai molte delle mie vecchie compagne di corso sedute senza alcuna biancheria addosso.

Non ricordavo molti di quei visi fatta eccezione per una ragazza dai capelli rossi lunghi sino a metà schiena, Flora o Sofia, del nome non mi importava assolutamente nulla, ma rimasi attratto dalle sue natiche.

Senza perdere tempo avevo deciso di dirigermi verso di lei, ma prima di poter arrivare al tavolo fui fermato da Alessio, uno dei pochi volti dei quali invece mi ricordavo benissimo. Il suo fisico spoglio poteva suscitare invidia persino a me stesso, ma nello stupore iniziale avevo quasi dimenticato la regola di abbandonare tutti i vestiti all’entrata.

Alessio era riuscito a precedermi sulla ragazza dai capelli rossi ma allo stesso tempo il suo sguardo si era mantenuto fisso all’interno del mio. Le mani di Alessio affondarono velocemente sui suoi seni ancor prima che le mie labbra potessero avvicinarsi alle sue.



Nessuno di noi si perse in parole inutili, dalla bocca scivolati direttamente lungo il suo inguine, mentre le sue gambe si divaricarono invitando la mia lingua a trovare un varco.

Avevo ritrovato Emanuele dietro di me, lo avevo riconosciuto dalla scia del suo profumo, intento a sprofondare a sua volta le sue labbra fra le mie natiche. Sapevo dove sarebbe andato a parare per via delle numerose serate particolari trascorse insieme, come l’unico dei vecchi amici dell’università con il quale ero rimasto in contatto e in amicizia stretta.

Nessuno di noi era omosessuale, ma all’interno delle nostre feste private non era mai esistita una sessualità predefinita. Lasciarmi stuzzicare l’orifizio dell’ano da Alessio non faceva altro che accrescere il mio desiderio e aumentare la velocità sul clitoride della ragazza dai capelli rossi.

Al nostro ormai formato gruppo si era aggiunta poco dopo un’altra ragazza dai capelli a caschetto scuri e le forme abbondanti, si era inginocchiata al di sotto delle gambe divaricate della rossa, in direzione del mio membro eretto per leccare i miei testicoli in un movimento carico di erotismo.

Rimasi nella mia posizione sino all’orgasmo esploso all’interno della mia bocca prima di lasciarmi penetrare da Alessio e cambiare di posizione con la rossa inginocchiata al posto della mora e viceversa.

Prima che la mora dal caschetto sexy potesse effettivamente giungere al suo piacere, spinto dalla foga di Alessio dentro di me, sollevai con forza i capelli della ragazza rossa, per indirizzarla con la bocca verso quella prelibatezza bagnata e cercare l’entrata della sua vagina umida.

Alessio aveva accettato lo scambio continuando a stringere i nuovi capezzoli fra le sue dita, mentre tutti avevamo trovato una nuova posizione. I miei colpi e quelli di Emanuele erano scanditi dallo stesso ritmo, fra le mani stringevo le natiche della ragazza puntata sin dall’inizio mentre il resto degli invitati si trovava similmente impegnato nelle stesse pratiche.

Emanuele arrivò direttamente al mio interno, avevo avvertito la spinta e la risalita del suo sperma verso il caldo del mio ano e pochi secondi dopo avevo estratto il mio membro per riversare sulla schiena della ragazza il primo degli orgasmi di quella notte, ma decisamente il più intenso.



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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