Avevo sopportato per un decennio i continui tradimenti di un uomo che avevo creduto poter essere l’amore incondizionato della mia vita, al centro dell’intero sistema solare, forte di una bellezza mediterranea e di altrettanto egoismo viscido.

La mia bellezza femminile era stata soffocata da Tommaso per un lunghissimo periodo prima di iniziare a riassumere il controllo della mia stessa fisicità e la giusta dose di autostima.

Non avevo mai abbracciato la vendetta finché la stessa non mi era apparsa come un piccolo bonus per la mia ‘buona-uscita’ da una storia insana ricca di lacrime e rinunce. In realtà, seppur a fatica, dietro alla bellezza di Tommaso si nascondeva un enorme vuoto fatto di polvere, convinzioni e insicurezze, che sarei stata in grado di far emergere pubblicamente grazie alla mia resistenza psichica.

Nell’ultimo periodo la nostra storia era arrivata agli sgoccioli e la parte più intima di me aveva cercato di sollevarsi grazie alla conoscenza di un collega sul posto di lavoro. Avevo tradito Tommaso con il pensiero e qualche bacio innocente prima di assumere una decisione drastica ma finale.

Da egocentrico quale era avevo deciso di stuzzicare le voglie sessuali e il suo desiderio di esibizionismo proponendogli una serata di sesso all’interno di uno scenario differente dalle mura di casa. Con la scusa di una sorpresa lo avevo convinto a farlo salire a bordo della mia macchina per dirigermi in prossimità di una pineta dove tutte le coppie erano solite radunarsi per cercare intimità, spesso frequentata anche dagli instancabili guardoni.

Parcheggiata la vettura, nonostante la notte, ero riuscita a portare la sua eccitazione al culmine del desiderio attraverso alcuni baci e qualche succiata di cappella, il suo unico punto debole. Era sufficiente un pompino fatto bene per lasciar crollare Tommaso e convincerlo a seguirti in capo al mondo, un pò come doveva essere avvenuto ad ogni nuovo tradimento da parte sua.



Nonostante le temperature autunnali avevo tolto la mia felpa per restare in canottiera, trascinandolo per la mano in direzione di una collinetta erbosa, ancora con i jeans sbottonati.

Ero consapevole della presenza dei spettatori al di là dei cespugli, ma il mio desiderio di vendetta esemplare che non avrebbe mai più rimosso dalla sua mente si era dimostrato più forte della vergogna, più ostinato di qualsiasi altro pericolo.

Tommaso si era seduto in direzione di un dosso d’erba mentre per l’ultima volta mi ero inginocchiata in presenza del suo membro, ai miei nuovi occhi persino meno virile di un tempo e soggetto all’eiaculazione maggiormente precoce.

Mi ero lasciata toccare i seni dalla sua mano sporca di decine di tradimenti prima di liberare la mia bocca dalle sue voglie. Baciandolo con estrema passione lo avevo convinto a liberarsi degli abiti per ammirarlo ancora una volta in quello splendore effimero prima di convincerlo a chiudere gli occhi.

Avevo raccolto in fretta i suoi indumenti, tranne le scarpe, correndo verso la macchina per chiudermi al suo interno in compagnia dei suoi vestiti sul sedile del passeggero. A quel punto avevo acceso gli abbaglianti puntando nella sua stessa direzione.

Tommaso si era rialzato in un primo momento incredulo per poi rendersi conto dell’assenza degli indumenti. Con il cazzo moscio per il termine dell’eccitazione, bloccata selvaggiamente a metà, aveva iniziato a correre nello stesso momento in cui avevo premuto l’acceleratore sgommando via nella notte.

Dallo specchietto retrovisore lo avevo osservato correre per diversi metri prima di sorridere a me stessa. Ero certa di aver chiuso un capitolo della mia vita in modo del tutto plateale.



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Elettra V.
Amo scrivere storie di sesso reali e di fantasia, nessuno scoprirà mai quali dei miei racconti hanno un fondo di verità..

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